Il Mondo di Thassylon: Armonia Infranta e il Respiro della Terra

Le tribù di Thassylon sono tante quante le stelle in una notte limpida, ma tutte danzano allo stesso ritmo del cuore del mondo. Per noi, Thassylon non è un pezzo di terra da possedere; è un essere vivente, nostra madre, animata da una forza spirituale che chiamiamo il Grande Respiro. Questo respiro scorre in ogni roccia, albero e creatura. L'universo non è una macchina da smontare, ma un Grande Cerchio di cui facciamo tutti parte, dai più piccoli insetti agli spiriti più antichi.

La nostra vita è sempre stata basata sull'equilibrio. Chiedevamo permesso alla foresta prima di cacciare, ringraziavamo il fiume per la sua acqua, e se prendevamo i cristalli luminosi dalle viscere della terra – le Lacrime della Madre – lo facevamo con rituali e rispetto, usandoli per la guarigione, non per la schiavitù. Poi, dal mare, è arrivato Ipeiros. Le loro navi di ferro hanno vomitato uomini il cui spirito non conosceva l'armonia. Per loro, Thassylon era una cassa da saccheggiare. Hanno visto i nostri fiumi come vie per le loro macchine, le nostre foreste come legna da ardere, e le nostre Lacrime sacre come semplice carburante per i loro soldati senz'anima, i Forgiati. Ci hanno incatenati e ci hanno costretto a ferire nostra madre.

La loro guerra ha quasi spezzato il Grande Cerchio. Ma poi, dal dolore del mondo, è nata una nuova piaga. Una nebbia innaturale, un sudario silenzioso che ha iniziato a risalire dalle valli, partorendo orrori che non appartengono a nessuna leggenda. Di fronte a queste aberrazioni, le catene sono cadute. I nostri guerrieri, un tempo schiavi, ora combattono al fianco dei nostri oppressori contro un nemico comune, uniti da una fragile tregua nata dal terrore. Ma la nebbia non è la causa della malattia; è solo il sintomo di una ferita molto più profonda.

Poema della Creazione: Il Dono della Madre del Cielo

Nel Giardino Celeste, dove il tempo non scorre,
Un Albero immenso, con gemme di cristallo,
Nutriva gli spiriti con la sua luce pura,
Finché un sogno potente ruppe la sicura
Pace. L'albero cadde, aprendo nel velo
Una ferita di buio, un silenzioso anelo.

Cadde Madre del Cielo, dal regno lontano,
Verso un buio d'acqua, un vasto oceano.
Ma i cigni la videro, pietosi al suo volo,
E la presero in grembo, donandole un suolo
D'ali piumate, un fragile appiglio,
Mentre il mondo acquatico entrava in bisbiglio.

"Ha bisogno di terra!" gridarono in coro,
E Grande Tartaruga, un vivente tesoro,
Offrì il guscio forte, un'isola scura.
"Ma la terra riposa in profondità pura!"
Si tuffò la Lontra, veloce e audace,
Ma tornò senza fiato, trovando la pace.
Si tuffò il Castoro, dal dente tenace,
Ma l'abisso lo respinse, freddo e mendace.

Quando ogni eroe fu vinto, sconfitto,
Si fece avanti un cuore non scritto:
Il Topo Muschiato, il più umile e quieto.
"Tenterò io," disse, "il patto segreto".
Scese nel buio, dove l'acqua è gelata,
Dove la vita stessa è dimenticata.
Con l'ultimo soffio, con l'ultima forza,
Ghermì con la zampa la magica scorza,
Un pugno di fango, un seme di mondo,
Poi risalì esanime dal gorgo profondo.

Presero il suo corpo, con muto dolore,
Ma nella sua zampa, trovarono il fiore
Della creazione, un dono supremo.
Madre del Cielo, con passo sereno,
Pose il fango sul guscio, iniziando a danzare,
E a ogni suo passo, la terra a creare.
Crebbe e crebbe, il nostro Thassylon,
Nato dal sacrificio, un sacro don.
E così questo mondo, la nostra dimora,
Poggia sulla Tartaruga, e ci insegna ancora
Che dal più piccolo atto di cuore gentile
Può nascere una terra, fertile e umile.