Un popolo senza terra in cui la magia non si studia: si nasce con quella.
Chiamati Zingari, Rubastelle, Sanguebruciato, Gitani o Senza-Sacramento
dalle popolazioni sedentarie di Ipeiros.
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Tanti sono, su Ipeiros, i mortali che nascono con la scintilla arcana. Tra i Khaelani la magia
nasce spontanea in quasi tutti, dal bambino all'anziano.
È in questa differenza che sta tutta la loro storia — e tutta la loro persecuzione.
Quando la magia primordiale di Aetheros e Gaelara cominciò a ritirarsi dal continente, condensandosi in rarissime scintille umane, gli antenati dei Khaelani rifiutarono di legarsi a una singola terra o a un singolo dio. Si racconta che nel passaggio d'era abbiano attraversato una vena manifesta di Aetheros puro, e che quel contatto abbia legato il potere alla loro discendenza per sempre.
La loro non è una magia accademica, né concessa da un culto: è ereditaria e viscerale — illusione, divinazione spirituale, patti di sangue, controllo degli elementi primordiali. Non si impara sui libri e non si ottiene per ordinazione. Semplicemente, c'è.
Su Ipeiros il raro dotato di magia viene isolato, reclutato dai culti o impiegato come arma tattica dai nobili. Una comunità nomade dove tutti hanno il potere spaventa le élite religiose e politiche: è un reggimento che cammina senza padrone.
La gente comune crede che quella magia non sia un dono, ma qualcosa di rubato al continente — o sottratto alla nascita ai bambini degli altri popoli. Non serve che sia vero: serve che ci si creda.
Il popolano teme l'imbroglio e il fuori controllo: che un gruppo di passaggio possa truccare i dadi, leggere i pensieri durante una trattativa, lanciare malocchi o alterare la percezione, senza che ci sia un'autorità a certificarli.
È il paradosso che li definisce: i Khaelani non sono eretici. Adorano le stesse divinità degli altri popoli di Ipeiros e praticano gli stessi Sacramenti. La loro devozione si rivolge spesso a Morfeus e Nyxira, per affinità con i sogni, l'invisibile e le strade notturne — ma restano interni alla religione ufficiale. Essere maghi, su Ipeiros, è del tutto legale e persino prestigioso: il problema non è cosa fanno, è quanti sono.
Tollerati per opportunismo economico, ma confinati fuori dalle mura, sottoposti a tassazioni speciali e a controlli di registro. Visti come truffatori e ciarlatani pericolosi — e insieme come una risorsa a basso costo.
Respinti e scacciati attivamente. L'apparato imperiale tollera la magia solo se catalogata, inquadrata nelle gerarchie e arruolabile. Una comunità nomade che vaga libera disponendo del potenziale magico di un reggimento è un rischio di sicurezza inaccettabile.
Le prestazioni di un mago accademico o di un alto sacerdote hanno costi proibitivi per i ceti bassi. Così la gente comune, quella stessa che li teme e li insulta di giorno, di notte bussa alle loro carovane: piccole fatture, divinazioni, benedizioni per i campi, rimedi incantati a buon mercato. È il mercato nero della magia, e i Khaelani ne sono i soli fornitori alla portata di tutti.
Il resto se lo guadagnano come intrattenitori: spettacoli di illusione, musica incantata, addomesticamento del bestiame. Un popolo affascinante e imprevedibile — è così che li vuole vedere chi li guarda passare, ed è così che conviene farsi vedere.