Le Repubbliche Tirsene rappresentano un mosaico di piccole e medie entità statali, concentrate principalmente sul florido commercio. Questa regione è la più ricca di Ipeiros, caratterizzata da leggi più permissive che consentono la presenza di schiavi. Il loro potere economico deriva dal commercio di prodotti esotici e dalla disponibilità di compagnie mercenarie ben addestrate. Tirea, cuore pulsante della penisola, è la capitale. I Tirseni, noti per la loro loquacità e il loro amore per la bella vita, ambiscono al lusso e alla ricchezza sopra ogni altra cosa, e il denaro influenza ogni aspetto della loro società.
«Dove l'oro compra il potere, e la libertà si difende col censo e con l'acciaio mercenario.»
Sotto il vessillo viola con il Toro dorato, le Repubbliche Tirsene sono la confederazione di città-stato marittime, fluviali e montane più ricca e influente di Ipeiros. Figlie dell'antico Impero di Tirea, formano l'infrangibile ponte marittimo e terrestre che collega tre continenti: chiunque controlli i porti e le dogane tirsene controlla il flusso di spezie, seta, metalli, arcanismo e risorse. Ogni città mantiene formalmente propri statuti, banche, magistrature ed eserciti mercenari indipendenti — ma l'intera lega si piega di fatto all'egemonia della Repubblica di Tirea.
Capitale · un milione di abitanti
Sorge su una laguna fortificata: protetta da un lato dall'imponente cinta muraria riccamente decorata, dall'altro dal più grande porto esistente. Città di marmi bianchi, templi e mercati, dove svettano il palazzo del senato, la grande arena e i fastosi templi.
Manifattura
Rinomata per i giganteschi cantieri navali e per la produzione tessile.
Il lusso
Capitale della gioielleria e dei vini, e sede dell'Anfiteatro del Sole Rotto.
Banche e traffici interni
Snodo commerciale dell'entroterra e centro bancario secondario per le transazioni terrestri.
Miniere e metalli
Fortezza montana da cui si snodano le estrazioni minerarie e le lavorazioni metallurgiche.
Frontiera armata
Roccaforte di confine militarizzata, sede operativa delle maggiori Compagnie di Ventura.
Il calendario di tutto il mondo conosciuto parte dall'anno 0 Ad Imperia Condita, la fondazione dell'Impero di Tirea: oltre 2270 anni fa. Quel che le Repubbliche sono oggi — la lingua, la religione, le strade, il diritto — è l'eredità di quell'impero, e l'ombra della sua caduta.
L'espansione di Tirea avviene dapprima a scapito delle città vicine, poi di ogni altro regno del continente: nessuno si salva dalle sue legioni. Strade, templi e palazzi imperiali puntellano ogni territorio, dalle sabbie del sud alle terre innevate del nord, fino alle vette delle montagne a Est. Il denario imperiale è la moneta su cui si chiude ogni scambio, e un'economia schiavista tiene la produttività alta e a basso costo.
Un esercito sconosciuto e mostruoso devasta l'intero continente: crolla prima l'economia, poi la popolazione, infine l'Impero stesso. La guerra è tanto brutale da lasciare Ipeiros quasi spopolata. Da quel giorno il Senato non nomina più un imperatore, ma un console supremo, con l'incarico di amministrare i soli territori attorno alla città.
Ci vogliono secoli perché la ricchezza torni a scorrere: prima nella regione attorno a Tirea, poi nei nuovi regni nati sulle rovine della guerra. È in questa fase che le città-stato imparano a fare della finanza, e non delle legioni, il proprio strumento di potere.
Il neonato impero di Mordun, guidato dal successore di Solgrim, dichiara una guerra senza esclusione di colpi per epurare l'Antica Via. Da allora, tra un cessate le armi e l'altro, pochi sono gli anni vissuti senza guerra. Il cuore delle Repubbliche resta lontano dai campi di battaglia, ma i regni e le città di confine vivono ancora oggi in stato di devastazione totale, sopravvivendo grazie alle cospicue sovvenzioni tirsene. Paradossalmente la Crociata ha rafforzato Tirea: tutti si sono rifugiati sotto le sue armate mercenarie, e tutti agognano una banchina nel suo porto.
La scoperta e la colonizzazione di Thassylon hanno portato risorse pregiatissime e un nuovo benessere in gran parte degli stati. Con esse è arrivato il Vetro di Rikke, e la guerra ha preso una piega più cruenta: nelle mani dei soldati, accanto a spade e lance, ci sono ormai pistole e cannoni.
Lungo le coste frastagliate prosperano le Repubbliche Tirsene, un mosaico di piccole e medie entità statali dominate da ricche famiglie mercantili. La mobilità sociale, seppur spesso legata alla ricchezza, è maggiore rispetto ai regni feudali. La schiavitù è una pratica diffusa, un'ombra sulla loro prosperità. La presenza di diverse razze e culti è tollerata, purché non interferisca con il florido commercio che è la linfa vitale di queste terre.
Le città tirsene sono vibranti centri di scambio commerciale, crocevia di genti e merci provenienti da ogni angolo di Ipeiros e oltre. Mercati affollati, botteghe lussuose e una vivace vita notturna caratterizzano queste metropoli dove il denaro e il lusso sono i motori della società. Le leggi sono pragmatiche, orientate al profitto e alla stabilità commerciale. Le compagnie mercenarie sono parte integrante del tessuto urbano, pronte a vendere le proprie lame al miglior offerente.
La ricchezza è enorme per le classi superiori — senatori, grandi mercanti, banchieri — e la vita può essere durissima per un contadino o un soldato di ventura. Non è raro vedere ville patrizie piene di schiavi a ridosso di quartieri popolari fatti di mattoni, taverne chiassose e chioschi. Ma tutti, patrizi e plebei, camminano su strade lastricate, hanno acqua potabile grazie agli acquedotti, possono assistere agli spettacoli gladiatori; e le cloache cittadine mantengono una pulizia ragguardevole rispetto a qualunque altro luogo del continente.
La schiavitù è contenuta e colpisce soprattutto debitori ed ex galeotti: manodopera edile pesante, rematori, minatori, e ogni altra mansione con poco margine di guadagno per un libero cittadino. Nelle ville più sontuose, però, schiere di schiavi e schiave adempiono a ogni desiderio del padrone. L'ostentazione, del resto, è essa stessa uno strumento politico: palazzi di marmo con facciate affrescate, sete orientali e feste pubbliche sontuose sono il modo in cui a Tirea si dichiara il proprio rango.
La cultura tirsena è edonistica e materialista, incentrata sul piacere, il lusso e l'accumulo di ricchezza. L'arte è spesso sfarzosa e celebrativa della prosperità. La conversazione arguta e l'abilità nel commercio sono virtù apprezzate. La tolleranza religiosa è pragmatica, motivata principalmente da interessi economici. Le antiche tradizioni si mescolano con influenze culturali esotiche portate dai mercanti che solcano i mari e le vie carovaniere.
Gran Console delle Repubbliche · Doge di Tirea
Un astuto ed elegante magistrato patrizio eletto dal Gran Consiglio delle Repubbliche. Ex mercante di seta e armi, governa bilanciando la rivalità tra le varie città mercantili e gestendo le enormi somme versate ai capitani di ventura.
Il suo veto sull'assoldare truppe può decretare la fine di questa o quella monarchia: è per questo che il doge tirseno fa tremare i polsi a re e consigli di tutto il continente.
340 anni fa
Promotore del Codice Aureo, il corpo giuridico marittimo internazionale. Distrusse la flotta corsara di Araven e finanziò i Grandi Muraglioni della Laguna di Tirea.
120 anni fa
Generale diventato statista. Respinse l'invasione via terra dei signori della guerra di Umara ingaggiando cinque diverse compagnie mercenarie contemporaneamente, e ribaltando la guerra.
La politica estera delle Repubbliche Tirsene è guidata principalmente da interessi commerciali. Le repubbliche cercano di mantenere relazioni pacifiche con le altre nazioni per garantire la fluidità degli scambi commerciali, ma sono pronte a difendere i propri interessi economici con la forza, se necessario, attraverso le loro potenti flotte mercantili e le compagnie mercenarie. La guerra con Mordun ha interrotto molte rotte commerciali, spingendo le repubbliche a cercare nuove alleanze e a finanziare la resistenza contro l'Impero.
I cittadini tirseni non prestano servizio di leva: la guerra è un affare gestito da professionisti sotto contratto codificato, la Condotta. È un sistema che ha un pregio e un difetto, ed entrambi enormi: si compra l'esercito migliore del continente, e lo si perde nel momento in cui qualcuno offre di più.
Cavalleria pesante d'impatto · balestrieri corazzati
Capitano: Valerio «il Guercio» Montaltus, nobile esiliato, famoso per non aver mai infranto un ingaggio e per la disciplina di ferro imposta alla truppa.
Fanteria di linea · muri di picche · ingegneri d'assedio
Capitano: Monna Isotta della Spina, tattica brillante e fredda, famosa per aver conquistato due fortezze dell'entroterra senza sguainare una sola spada: avvelenando i pozzi e corrompendo gli ufficiali.
40.000 spettatori nell'Anfiteatro Massimo: un colossale anfiteatro di marmo bianco e vene di quarzo, a ridosso dei quartieri popolari di Tirea. È il centro nevralgico della vita sociale e della propaganda patrizia, dove si muove un vertiginoso sistema di scommesse legali.
Guerriero catturato nelle steppe interne di Araven e venduto come schiavo. Ha conquistato la Rudis — la libertà — dopo aver sconfitto oltre cinquanta gladiatori e due mostri marini portati dal sud di Umara. Ha rifiutato di ritirarsi: oggi combatte come professionista pagato a peso d'oro, ed è un'icona venerata dalla plebe.
Le potenti Gilde Mercantili sono la colonna portante delle Repubbliche: tra le più influenti spiccano il Consorzio delle Spezie, la Gilda dei Cartografi, la Gilda degli Armatori e la Banca dei Tre Mari. Senza il sigillo di una Gilda è impossibile accedere al Senato: il commercio non è un mestiere che si affianca al potere, è la porta da cui ci si entra.
La magia, nelle Repubbliche, non è condannata né vista male: i rari maghi e stregoni sono apprezzati e trovano impiego come costruttori e venditori di oggetti magici, o come forza distruttrice al servizio delle compagnie. Diverso il trattamento riservato ai Khaelani, tollerati per opportunismo ma tenuti fuori dalle mura: quando la magia è di molti invece che di pochi, smette di essere prestigio e diventa minaccia.
La spiritualità delle Repubbliche Tirsene è legata all'Antica Via, con una tolleranza pragmatica verso altre fedi, purché non interferiscano con il commercio. Nei porti cosmopoliti si possono trovare templi dedicati a diverse divinità, riflettendo la varietà di culture presenti. Tuttavia, l'Antica Via rimane il credo dominante, con i mercanti che spesso invocano la protezione degli dei del commercio e della fortuna.
Il principio dell'Antica Via è il Sincretismo Sacro: pregare o esaltare un dio solo è considerato atto di eresia o di ignoranza, perché l'esistenza vive di tensioni e bilanciamenti — luce e ombra, ordine e caos. Tre Antichi ricevono comunque una venerazione civica particolare.
Patti e ordine cittadino
Venerata sopra ogni altro: protegge i patti commerciali, i contratti e l'ordine della città.
Mercati d'ombra
Invocato nei bassifondi e in ogni transazione ad alto rischio.
Lame e onde
Patrono dei gladiatori, dei capitani di ventura e dei marinai.
La gerarchia ecclesiastica è aperta e decentrata: l'Archigeron è l'officiante di base nei templi cittadini, l'Episkopos l'alto officiante con giurisdizione regionale, e il Consiglio degli Archipylax il sommo consiglio spirituale che coordina i riti del Sincretismo Sacro.
Le Repubbliche Tirsene sono un crogiolo di culture e conoscenze. Nei loro mercati si possono trovare merci esotiche provenienti da terre lontane, e le loro biblioteche custodiscono antichi testi e mappe. Sono rinomate per le loro compagnie mercenarie, spesso composte da guerrieri di diverse etnie e culture, le cui abilità sono molto richieste in tutto il continente. Si dice che alcune famiglie mercantili abbiano stretto patti oscuri con entità extraplanari per accrescere la propria ricchezza e il proprio potere, ma sono solo voci.
Console Valerio Altoviti, Gran Console delle Repubbliche (o Doge di Tirea)
Un astuto ed elegante magistrato patrizio eletto dal Gran Consiglio delle Repubbliche. Ex mercante di seta e armi, governa bilanciando la rivalit\xc3\xa0 tra le varie citt\xc3\xa0 mercantili e gestendo le enormi somme versate ai capitani di ventura.
Nomi tipici: Marcus, Velia, Tarquinius, Lucretia, Cassius, Camilla, Lorenzo, Titus, Ginevra, Octavius, Beatrice, Valerius
Cognomi: Altoviti, Tarquini, Bellariva, Pazzi, Strozzi, Corsini, Cornelius, Valerii
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